DENTROOggi è un mese che sono nella giara. O forse due, non mi ricordo. Sì forse non ve l’ho detto, ma adesso vivo in un grande vaso di terracotta. Credetemi, mi ci è voluto un po’ ma alla fine l’ho presa la decisione. Sì, questa vita era troppo complicata, troppo stressante. C’erano troppe persone con cui dover parlare. Troppa vita. Troppa. Così ho chiesto ai miei fedeli servitori di rinchiudermi in una di quelle vecchie giare, avete presente quelle che servivano per tenerci dentro l’olio di oliva, quello buono buono fatto in casa?
Ecco da qui vi scrivo. Dentro mi sono fatto mettere tutto l’occorrente, compreso un computer con collegamento wireless. Da questa posizione privilegiata sul mondo mi sembra di veder ancora meglio tutti gli stronzi di cui è popolata questa terra. Stare nella giara è comodo, pratico, semplice. Soprattutto semplice: ti semplifica la vita, non hai più bisogno di farti amicizie per ottenere qualcosa, non devi più scendere dal letto la mattina quando vorresti continuare a dormire (nella giara non c’è il letto: quando voglio dormire dormo, quando voglio stare sveglio sto. Sveglio.)
Oggi è quasi estate, l’ho letto su GoogleNews. Beh sapete a me non è che me ne freghi molto. Cioè sì, è vero, voglio dire... un po’ la nostalgia di quando da bambino correvo nei pomeriggi che sapevano di fieno... beh ma non fatemici pensare, ecco. Del resto i casini fuori erano troppi e poi adesso sono vecchio, ho quasi trent’anni, e non ho neanche più voglia di correre e di gridare e tutto il resto. Preferisco la giara. Sarà comoda anche quando morirò, la giara. Così son sicuro che non darò nell’occhio. La cosa più brutta è dar disturbo anche da morti.
